Sindrome dell’impostore: i segnali nascosti che stanno sabotando la carriera e come fermarli subito

Ti è mai capitato di ricevere un complimento per il tuo lavoro e pensare immediatamente di non meritarlo? Di attribuire un successo alla fortuna, al tempismo o all’aiuto di qualcun altro, invece che alle tue capacità? La sindrome dell’impostore è più comune di quanto si pensi, soprattutto tra le donne, spesso abituate a minimizzare i propri traguardi e ad alzare costantemente l’asticella delle aspettative verso sé stesse.

Cos’è davvero la sindrome dell’impostore

Non si tratta di una diagnosi clinica, ma di un meccanismo psicologico ricorrente: la convinzione persistente di non essere abbastanza competenti, nonostante risultati concreti e riconoscimenti oggettivi. Chi ne soffre vive con la paura costante di essere “smascherata”, come se il successo fosse frutto di un equivoco.

Nel mondo professionale femminile – dal corporate alle libere professioniste, fino alle creative digitali – questa dinamica è alimentata da standard elevati, confronto continuo e pressione sociale a dimostrare il proprio valore.

Segnali di allarme da non ignorare

1. Attribuisci i successi a fattori esterni

Se dopo un traguardo pensi: “È stato solo un colpo di fortuna” oppure “Chiunque al mio posto avrebbe fatto lo stesso”, potresti stare svalutando le tue competenze. Ridimensionare costantemente i propri meriti è uno dei segnali più chiari.

2. Hai paura di essere scoperta

Nonostante preparazione ed esperienza, vivi con l’ansia che qualcuno si accorga che “non sei abbastanza”. Questo porta spesso a un perfezionismo estremo e a un sovraccarico di lavoro per evitare qualsiasi errore.

Quando ricevi un complimento cosa pensi davvero?
È solo fortuna
Chiunque poteva farlo
Non sono ancora pronta
Ho lavorato sodo

3. Ti confronti continuamente con le altre

Il confronto diventa tossico quando ogni successo altrui è vissuto come la prova della tua inadeguatezza. Sui social, dove carriere e vite sembrano impeccabili, questo meccanismo si amplifica.

4. Dici spesso “Non sono pronta”

Rimandi candidature, progetti o nuove opportunità perché ti senti impreparata, anche quando il tuo curriculum racconta altro. La paura di non essere all’altezza frena la crescita più della mancanza di competenze reali.

Come riconoscerla in te stessa (e iniziare a gestirla)

Il primo passo è l’auto-osservazione. Chiediti:

  • Sto basando il mio giudizio su fatti concreti o su paure?
  • Parlerei a un’amica con la stessa durezza con cui parlo a me stessa?
  • Ho prove oggettive delle mie capacità?

Tenere un “diario dei successi” può essere sorprendentemente efficace: annota risultati, feedback positivi, obiettivi raggiunti. Rileggere questi dati nei momenti di dubbio aiuta a riportare equilibrio tra percezione e realtà.

È utile anche ridefinire il concetto di competenza: nessuna professionista sa tutto. La sicurezza non nasce dall’onniscienza, ma dalla capacità di imparare e adattarsi. Accettare l’errore come parte del percorso riduce la pressione e libera energia creativa.

Riconoscere la sindrome dell’impostore non significa etichettarsi come fragile, ma prendere consapevolezza di un dialogo interno limitante. E ogni volta che scegli di attribuirti il merito di ciò che costruisci, stai già riscrivendo quella narrazione.

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