Stanchezza che non passa e motivazione azzerata? Potrebbe essere burnout lavorativo, come riconoscerlo prima che sia troppo tardi

La sindrome del burnout professionale non è semplice stanchezza, né un momento “no” passeggero. È una condizione più profonda, spesso silenziosa, che colpisce soprattutto chi è abituata a dare il massimo: donne multitasking, professioniste ambiziose, lavoratrici che si dividono tra carriera e vita privata senza mai fermarsi davvero. Riconoscerla in tempo significa proteggere la propria salute mentale e preservare la qualità della vita lavorativa.

Cos’è davvero il burnout professionale

Il burnout è uno stato di esaurimento emotivo, fisico e mentale causato da stress cronico legato al lavoro. Non riguarda solo carichi eccessivi, ma anche ambienti poco valorizzanti, mancanza di riconoscimento o conflitti costanti. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, non è una malattia, ma una sindrome legata al contesto professionale.

I segnali da non sottovalutare

Spesso il burnout si insinua gradualmente. Prestare attenzione ai campanelli d’allarme è fondamentale:

  • Stanchezza persistente, anche dopo il riposo
  • Perdita di motivazione e entusiasmo
  • Difficoltà di concentrazione e calo delle performance
  • Irritabilità o distacco emotivo verso colleghi e clienti
  • Sensazione di inefficacia o frustrazione costante

Se questi sintomi si protraggono per settimane, è il momento di fermarsi e ricalibrare le priorità.

Perché colpisce così tante donne

Le donne sono spesso più esposte al burnout lavorativo per una combinazione di fattori: maggiore carico mentale, difficoltà nel delegare, pressione sociale verso la perfezione. A questo si aggiunge la tendenza a mettere i bisogni degli altri davanti ai propri, trascurando segnali di affaticamento evidenti.

Quale segnale di burnout stai ignorando ultimamente?
Stanchezza anche dopo riposo
Perdita di motivazione
Irritabilità con colleghi
Sensazione di inefficacia

Strategie pratiche per gestire il burnout

1. Ridefinire i confini

Imparare a dire “no” è un atto di tutela personale. Stabilire orari chiari, evitare di controllare le email fuori dall’orario di lavoro e creare uno spazio di decompressione quotidiano aiuta a ristabilire equilibrio.

2. Riorganizzare le priorità

Non tutto è urgente. Utilizzare tecniche come la matrice di Eisenhower consente di distinguere tra attività importanti e semplicemente pressanti. La gestione consapevole del tempo riduce la sensazione di sopraffazione.

3. Coltivare micro-momenti di recupero

Pause brevi ma rigeneranti – una camminata all’aria aperta, esercizi di respirazione, una telefonata a un’amica – abbassano i livelli di cortisolo e migliorano la lucidità mentale.

4. Chiedere supporto

Confrontarsi con una professionista, come una psicologa del lavoro, può offrire strumenti concreti per affrontare lo stress cronico. Anche il dialogo con il proprio responsabile può aprire a soluzioni organizzative più sostenibili.

Recuperare il benessere lavorativo

Il recupero non è immediato, ma è possibile. Significa ripartire da sé, riconsiderare obiettivi e aspettative, e talvolta valutare cambiamenti più profondi, come una nuova posizione o un ambiente professionale più allineato ai propri valori. Il lavoro dovrebbe essere uno spazio di realizzazione, non una fonte costante di logoramento. Rimettere al centro il proprio benessere è la scelta più strategica che una donna possa fare per la sua carriera e per la sua vita.

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